Consigli utili per il perfetto  camminatore

   Tratto da
 " Il manuale del camminare lento "  di A.Vergari - Macro Edizioni
   ( per gentile concessione dell'autore) 
 
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I

 Lo stretto necessario
       


I  Vestiti



Le scarpe



Lo  zaino



La tenda 



Il  sacco a pelo


   
Accessori  vari
   

 

Lo stretto necessario

 

Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose a cui può permettersi di rinunciare

Henry David  Thoreau

 

Sì, lo stretto necessario.

Siamo abituati male nella nostra epoca, era dell’inutile e del superfluo, ed è naturale che soprattutto alle prime esperienze di escursionismo ci portiamo dietro molte cose che poi rimarranno inutilizzate in fondo allo zaino. Impareremo con il tempo a centellinare i vestiti; in fondo, quando si cammina, ci  si accorge che la cosa più importante è la praticità e la comodità e pian piano il vestito “bellino”, da mettere solo per la sera, lo lascerete a casa. Anche di slip o di magliette è sufficiente portarne tre, di cui una si lava ogni sera per averla pulita il giorno dopo. Di scarpe di riserva possono bastare anche un paio di sandali, giusto per far riposare il piede che ha camminato tutto il giorno negli scarponi. Anche per la pulizia personale vi accorgerete che non è indispensabile essere perfettamente pettinati o truccati, anzi in alcune zone, dove si dorme all’aperto o non ci sono docce, vi accorgerete che si può coesistere anche con il sudore e la polvere, che diventa uno strato protettivo in più sulla pelle. Il bello della cosa è che poi, specialmente dopo qualche giorno, tutti i camminatori sono nelle solite condizioni, e dei pantaloni sporchi o di una doccia in meno nessuno più si accorge. E così piano piano torniamo ad assomigliare ai nostri lontani progenitori, che non avevano bisogno altro che di stare nella natura, di mangiare e di dormire.

 

Il consiglio: quando tornate dalla prima escursione fate una cernita di tutto l’equipaggiamento che avete portato dietro e dividetelo in tre mucchi, il primo con le cose che avete usato spesso, il secondo con quelle che avete usato di rado e il terzo con quelle che non avete mai utilizzato. L’ultimo mucchio sono le cose che non dovrete più portare dietro e da scartare decisamente per la prossima escursione. Sul secondo mucchio meditateci sopra e fate una successiva cernita alla prossima escursione. Vedrete che in poco tempo riuscirete ad essere veramente essenziali.


I vestiti

 

Per camminare ci si può vestire con i capi più vecchi che abbiamo in guardaroba o con gli ultimi materiali tecnologici studiati per gli astronauti e ora disponibili anche per i semplici mortali.

Quando siamo in estate, con una bella giornata di sole, va bene avere indosso anche un paio di pantaloni di cotone leggeri e una T-shirt di cotone, ma d’inverno gli stessi materiali si possono inzuppare d’acqua e di sudore, facendoci raffreddare velocemente con grave rischio per la salute.

Il vestiario va quindi calibrato a seconda della stagione, del clima e della durata dell’escursione.

Gli obiettivi che dobbiamo tener presente nella scelta del materiale, sia che si vada nel deserto o tra i ghiacci antartici sono i seguenti:

  • isolamento dal caldo e dal freddo
  • protezione dal vento e dalla pioggia
  • trasmissione del vapor d’acqua prodotto dal corpo verso l’esterno.

Come regola generale è bene scegliere i vestiti per una copertura a strati sovrapposti, che sarà più spessa via via che le condizioni atmosferiche diventano più difficili.

 

 

 

Partendo dall’intimo, slip e magliette è bene che siano di fibre artificiali studiate apposta per favorire la traspirazione o di materiali naturali come il cotone e la lana. E’ bene portarne almeno tre,  delle quali un capo s’indossa, un altro si tiene pronto per  il cambio quando il primo è bagnato di sudore e un altro si indossa quando l’escursione è finita o per la notte. Il problema delle fibre naturali è che, se da un lato permettono la traspirazione, dall’altro non disperdono il vapore acqueo prodotto dal corpo. Le nuove magliette in poliestere, tessute con fibre cave appositamente studiate – uno dei nomi commerciali è capilene - permettono sempre la traspirazione e in più portano all’esterno il sudore del corpo. Se avere una fibra sintetica a contatto della pelle vi fa storcere il naso, vi assicuro che comunque non danno nessun fastidio allergico e si portano benissimo.

Provare per credere, anch’io ero uno scettico!

 

Una camicia a maniche lunghe da indossare sopra l’intimo è comoda quando l’aria diventa più fresca, per proteggere le braccia dal sole o dai rovi di un sentiero infrascato. In più si può regolare l’abbottonatura, aumentandola o addirittura lasciandola aperta, a seconda del riscaldamento del corpo.

 

Il consiglio: più che il materiale è molto importante anche ascoltare la temperatura del proprio corpo mentre siamo in marcia. E’ naturale che, dopo poco che siamo partiti o dopo un centinaio di metri di salita, il nostro corpo inizi a riscaldarsi. Continuare quindi a essere vestiti nella stessa maniera non fa che accrescere il calore che non viene disperso in nessun modo. Appena vi accorgete di sudare non esitate a fermarvi e a  togliervi il capo più pesante, l’eventuale cappello o sciarpa, ad aprirvi il pile o la camicia. Cercate in tutti i modi di contenere la sudorazione prima che diventi eccessiva.

 

Un  maglione o un pile è lo strato isolante superiore che aiuta a mantenerci caldi. La lana è un ottimo materiale fino a che non si bagna, diventando fredda e pesante. Il materiale sintetico è più leggero, trattiene meno l’acqua ma bisogna stare attenti quando siamo vicini ad una fonte di calore o al fuoco, anche una scintilla lo può bucare. Anche qui vale la regola che il capo sia apribile, con una lampo o dei bottoni, per regolare al meglio la temperatura corporea, evitando decisamente quelli a collo alto e molto aderenti a meno che non siate in condizioni climatiche veramente estreme.

 

I pantaloni sono un altro indumento molto importante. Sceglieteli comodi, larghi e resistenti, magari anche con due tasche supplementari lungo la gamba.

I pantaloni di cotone vanno bene per una breve camminata d’estate e magari possono  essere tagliati per farne diventare un paio di pantaloni corti di ricambio per le giornate più calde. Più adatti sono i pantaloni fatti per i militari, molto resistenti e con tasche capaci.

L’ultima generazione di pantaloni è  in materiale sintetico, molto leggeri e dalla straordinaria capacità di asciugarsi in poco tempo tanto che si possono anche lavare la sera per averli già puliti e asciutti la mattina dopo. Alcuni di questi modelli hanno una lampo all’altezza della coscia che gli permette di trasformarsi velocemente in shorts.

 

Il consiglio: per ottenere il massimo effetto delle proprietà traspiranti delle materie sintetiche bisogna che la catena di trasporto del vapore essudato, dalla maglietta intima alla giacca a vento, non venga mai interrotto da nessun altro tipo di fibre.

 

Fin qui abbiamo visto i vari capi di vestiario che compongono lo  strato isolante, quello che ci deve tenere al caldo. Ora concludiamo con i capi che rappresentano lo strato protettivo, più esterno, che ci deve proteggere dal vento e dalla pioggia o dalla neve.

 

La giacca a vento in politetrafluoretilene o teflon, conosciuto commercialmente come goretex, è sicuramente l’indumento che meglio di ogni altro protegge dal vento, dalla pioggia e nello stesso tempo permette la traspirazione. Questi capi in teflon possono essere costituiti da una membrana, di solito all’interno della giacca oppure proprio tessuti con questa fibra, ma comunque siano fatti le caratteristiche di traspirazione non cambiano.

Dal costo indubbiamente piuttosto elevato, questi capi si fanno ripagare abbondantemente come durata, prestazioni e leggerezza.  Si usano da soli, come buccia esterna, ma molto spesso sono venduti già abbinati ad un pile. Di solito hanno già  un cappuccio incorporato e le aperture sono chiuse, oltre che da una lampo, anche da una striscia di velcro antivento. Per le escursioni invernali, quando indossiamo i guanti,  è comodo avere il gancio delle lampo collegato ad una fettuccina per facilitarne l’apertura.

 

Passiamo ora ai capi cosiddetti accessori, ma che in realtà sono sempre da portare specialmente nelle escursioni di più giorni.

 

I guanti sono indispensabili per proteggersi dal freddo. Per un uso strettamente escursionistico il modello migliore è quello a muffola dove le dita non sono separate e trattengono meglio il calore.

 

Il cappello è un altro capo di vestiario che nella vita di tutti i giorni ormai non si usa più, ma all’aperto si rivela molto utile. D’estate, un modello leggero di tela, ci ripara la testa dal pericolo di una scottatura o di un colpo di sole e d’inverno, il classico berretto di lana o sempre in materiale sintetico, ci aiuta a non disperdere, proprio dalla testa, gran parte del calore corporeo.

 

Un foulard è un oggetto leggero e di poco ingombro che può essere molto utile. Può essere un copricapo d’emergenza, una fascia per trattenere il sudore della fronte o per proteggere la gola, una maschera contro la polvere, un laccio emostatico o una fascia per appendere al collo un braccio ferito. Nelle giornate calde, bagnato e messo in testa, ha un potere refrigerante incredibile.

 

Un paio d’occhiali da sole sono indispensabili, soprattutto per escursioni in alta montagna su neve e ghiaccio. In questo caso è bene acquistare i modelli con protezione laterale, paranaso, ad alto potere assorbente di radiazioni ultraviolette e non badare a spese.

 

Infine per proteggersi dalla pioggia la scelta è sulla mantellina impermeabile o l’ombrello.

A favore della prima gioca il fatto che può proteggere anche lo zaino, d’altra parte, soprattutto se indossata a lungo e sotto sforzo, diventa una sauna che ti rende i vestiti ugualmente bagnati, ma di sudore. Inoltre su terreni sconnessi e in salita è facile pestarne i lembi con intuibili conseguenze. Se dovete comprarla optate per un modello in pvc, la più economica, ma non usatela con temperature rigide, diventa fragilissima.

L’ombrello, anche pieghevole, è l’ideale per percorsi facili che non prevedono sentieri infrascati, meglio ancora se abbinato ad un sacco impermeabile che copre lo zaino.

 

 

Le scarpe

 

Croce e delizia di ogni camminatore, le scarpe sono il capo di abbigliamento più importante e da loro dipende il successo o meno di un’escursione. Una vescica contratta nelle prime ora di cammino perché la scarpa non è ancora rodata può ovviamente compromettere tutto un viaggio, non solo del singolo partecipante, ma anche dell’eventuale gruppo a cui è aggregato.

La tecnologia è arrivata prepotentemente anche su questi oggetti e oggigiorno c’è che l’imbarazzo della scelta, sia per i modelli proposti, sia per i materiali.

Innanzi tutto nell’acquisto di una scarpa ci si deve chiedere per quale uso è destinata. Se d’inverno ci piace andare in montagna anche con la neve sarà meglio orientarsi su un modello alto,  con esterno in pelle, interno in goretex e la possibilità di agganciarci i ramponi da ghiaccio, al contrario per un uso principalmente estivo,  saltuario,  su comodi sentieri si può optare anche per un modello mid, semplicemente in cordura o pelle senza nessun tessuto impermeabile.

 

I principali tipi di scarpe da escursionismo

 

 

Insomma l’importante è avere le idee chiare su dove andiamo a camminare, se si pensa che sia una cosa occasionale o duratura e ricordarsi che è meglio spendere qualcosa in più, piuttosto che comprare scarpe di marche dubbie che alla prima pioggia si scollano dalla suola.

Ricapitolando ci sono essenzialmente tre tipi di scarpa: bassa, (sotto la caviglia), mid, (appena sopra la caviglia), alta, (sopra la caviglia o a stivaletto).

Ricordo che la funzione della scarpa di sorreggere la caviglia è molto importante in quanto attenua la sollecitazione sulla stessa nel caso di lunghe camminate e riduce il pericolo di distorsioni su terreni sconnessi.

Il materiale esterno attualmente usato è la pelle, più duratura, più costosa e che ha bisogno di più cura ma anche più traspirante e impermeabile. L’alternativa è la cordura alternata alla pelle scamosciata, più economica, più leggera e che offre una scelta più vasta tra modelli, forme e colori.

 

Il consiglio: per pulire le scarpe in cordura dal fango aspettate quando è secco e poi spazzolatelo, eviterete così che vada a turare i pori del materiale.

 

All’interno delle scarpe è spesso presente una membrana speciale, di solito composta da un materiale speciale chiamato goretex, il quale ha la particolarità di far passare all’esterno il vapore acqueo prodotto dalla sudorazione del piede, ma di impedire all’acqua di entrare dentro la scarpa. Purtroppo questa membrana, nei posti soggetti a maggior sforzo con il tempo si lacera e perde la sua funzione. Per esperienza ho visto che le scarpe di pelle con la membrana in goretex, dopo una bella ingrassata, resistono anche a una giornata tra la neve e l’acqua.

Ci sono anche altri materiali con caratteristiche simili, ma il goretex è il più famoso e usato.

 

Il consiglio: è meglio dare il grasso vegetale che quello animale sulle scarpe di pelle, non solo per un motivo etico ma in quanto quello animale allarga i pori della pelle e quindi ne riduce l’impermeabilità una volta andato via. Sulle scarpe in cordura si usa invece uno spray impermeabilizzante al silicone. E’ buona regola pulire  e riempire le scarpe di carta, per mantenergli la forma, ogni volta che si torna da una gita o a fine stagione escursionistica.

 

La suola degli scarponi normalmente è in vibram, una mescola speciale che permette la miglior aderenza possibile al terreno. Tenete d’occhio anche il tacco: è meglio che l’estremità esterna sia smussata e non a spigolo vivo, questo piccolo particolare aumenta l’aderenza in discesa e diminuisce lo stress sul tallone in caso di urti.

Attenti anche al confort della calzata che deve garantire la traspirazione, l’assorbimento della traspirazione e asciugarsi velocemente a riposo. Importante anche per l’igiene del piede la presenza di un plantare anatomico estraibile.

Un’ultima informazione sulle marche: finalmente una volta tanto non è necessario comprare i prodotti stranieri, numerose aziende italiane - Scarpa, Asolo, Dolomite, San Marco - hanno prodotti di assoluta qualità.

 

Accessorio spesso indispensabile sono le ghette, che impediscono l’ingresso attraverso il collo della scarpa di neve o di sassi - per esempio quando si cammina sulla neve alta o quando si scende per pendii ghiaiosi. Inoltre proteggono dall’umidità la parte bassa dei pantaloni, cosa molto utile specialmente quando piove o si passa in tratti erbosi ancora carichi di rugiada mattutina.

Possono essere in nylon, più leggere e per un uso saltuario, oppure in goretex, con una robusta cerniera laterale o posteriore, per una maggior garanzia di protezione.

 

 

 

Le ghette sono molto utili quando si cammina tra la neve e il fango.

 

Lo zaino

 

Lo zaino, indispensabile compagno di ogni viaggio, si può veramente paragonare al guscio della chiocciola. Se ben fatto e caricato con le cose essenziali si rivela una provvidenziale tasca di Eta Beta, pronto a far uscire la cosa giusta nel momento giusto, altrimenti diventa solo un fardello da sopportare che rovina schiena, umore e vacanza.

Innanzitutto, anche nella scelta di questo dovremmo chiederci l’uso che ne faremo e mettere in chiaro che in uno zaino grande ci stanno sì un sacco di cose, ma diventa un tormento portarselo per il peso eccessivo.

 

Gli zaini si dividono in tre categorie a seconda della capacità interna di carico.

Gli zaini piccoli, da escursione giornaliera,  sono quelli che vanno dai 20 ai 35 litri e sono ottimi per portare un piccolo cambio, una borraccia d’acqua, un piccolo pasto e la macchina fotografica. Non hanno necessità di avere la cintura ventrale perché il peso portato è modesto. Per grandi trekking o viaggi è utile portare come riserva uno zaino di questo tipo dove si carica lo stretto necessario e il resto rimane in quello principale.

 

Gli zaini medi hanno in genere una capienza da 40 a 60 litri e permettono di caricare tutto il necessario per una gita di più giorni appoggiandosi ad alberghi o rifugi. Scomparsi gli zaini con il bastino rigido ed esterno in alluminio, scomodo e ingombrante, attualmente si tende a dotare gli zaini di un bastino di plastica sagomato, che lasci traspirare la schiena, in molti casi anche regolabile a seconda del carico e dell’altezza di chi lo indossa. Importante è la presenza di un ampia e morbida fascia ventrale che deve scaricare il maggior peso possibile dello zaino sul bacino e non sulle spalle. Per l’escursionismo semplice è bene inoltre preferire i modelli con più tasche laterali per un più facile accesso alle cose più utilizzate come la borraccia, la cartina, qualcosa da mangiare. Utile può essere anche la suddivisione della parte centrale/inferiore dello zaino per un più rapido accesso al resto dell’equipaggiamento. Per l’escursionismo più impegnativo dove si prevedono passaggi alpinistici è invece preferibile scegliere i modelli verticali, più compatti, con un baricentro più controllabile, ma sicuramente meno pratici.

Il materiale di solito usato per gli zaini è la cordura che ha ricevuto un trattamento impermeabile, ma non riesce a esserlo del tutto, soprattutto dopo un certo uso o in condizioni climatiche estreme.

E’ necessario quindi ripristinare l’impermeabilità con gli appositi spray al silicone. Ultimamente, proprio per ovviare a questo inconveniente, molti modelli hanno incorporato un piccolo telo di nylon.

 

Il consiglio: qualunque sia il grado di protezione dall’acqua dello zaino è sempre meglio inserire i vestiti, il cibo, la macchina fotografica e l’eventuale sacco a pelo in sacchetti di plastica.

 

Gli zaini grandi, da 60 a 85 litri, sono utili per lunghe escursioni impegnative che prevedono l’autosufficienza completa, cioè l’uso della tenda e del sacco a pelo, il dover cucinare e portarsi dietro i viveri per più giorni.

Non comprateli mai se siete alla prima esperienza di trekking!

Anche per questi valgono le stesse regole degli zaini medi.

 

 

 

Il consiglio: il materiale dentro  lo zaino non va messo a caso ma secondo un preciso ordine. Le cose più leggere e meno utili – sacco a pelo, cambio di vestiti – in basso o all’esterno,  le cose più pesanti – macchina fotografica, cibo, acqua – invece in alto e verso la schiena. Questo serve a mantenere il più possibile il baricentro del peso dello zaino vicino alla schiena, diminuendo eventuali sbilanciamenti – pericolosi su sentieri difficili – e affaticando meno la nostra colonna vertebrale.

 

Il marsupio è un piccolo contenitore da portare attaccato alla vita, può essere utile per  tenere a portata di mano il portafoglio, gli occhiali da sole, il coltello e una piccola macchina fotografica.

 

 

 

La tenda

 

Ricovero dalle intemperie, cuccia che ci protegge dalla notte, microcosmo dove si può cucinare, leggere, riposare, asciugare vestiti, scambiare impressioni con la persona cara, la tenda rappresenta veramente la “casa” per l’escursionista e quindi è bene sceglierla con cura.

 

Messo in soffitta l’antiquato modello alla “canadese”, pesante, difficile da montare e poco resistente a condizioni ambientali difficili, oggigiorno il modello che va per la maggiore è quello cosiddetto a “cupola” o ad “igloo”. Sono leggere - una tenda per tre persone pesa poco più di 3 chili - sono facili da montare - bastano 10 minuti a una persona un po’ pratica - e sono resistenti al vento e alla pioggia, grazie al doppio telo o alla protezione singola in goretex. Prima di comprarla pensate al suo utilizzo prevalente, ma per escursioni di mezza stagione ed estive non impegnative, è sufficiente una tenda con due pali e il telo di semplice nylon. Prestate attenzione che abbia un buon pavimento impermeabile e delle robuste cuciture soprattutto sugli angoli, su cui va  tutto lo sforzo dei pali e preferite quelle con una piccola veranda o riparo all’ingresso dove riporre scarponi e zaini o cucinare in caso di maltempo.

 

 

 

Attenzione all’effettiva abitabilità dall’interno della tenda, di solito sono calcolate per difetto e così una tenda per due posti è veramente per due posti e l’equipaggiamento deve rimanere fuori!

 Un occhio anche ai picchetti: di solito vengono forniti i più leggeri e i più deboli, semplici tondini di alluminio che in un terreno molto sassoso si piegano subito, portatevi con voi anche qualche picchetto più robusto o specifico per il terreno che incontrerete. In alternativa si possono fare ancoraggi alternativi con grosse pietre, intorno a dei legni successivamente interrati o attorno a degli alberi o delle radici.

 

Il consiglio: fissate sempre bene il telo esterno alla paleria e ancoratelo al terreno anche nella zona centrale dei lati della tenda. La sera può essere bella, ma durante la notte il tempo può cambiare e non c’è cosa più spiacevole che doversi alzare di notte, assonnati, infreddoliti e al buio, per terminare quello che per pigrizia non si era fatto.

 

Prima di ogni impiego verificate che i pali siano in buono stato, che l’elastico che tiene insieme i singoli elementi non sia sfilacciato – per la legge di Murphy si romperà la notte che piove – che ci siano tutti i picchetti, e portatevi dietro un po’ di corda in più per i tiranti.

Per accamparvi cercate un luogo che venga illuminato presto dal sole, vi servirà per asciugare la tenda dalla rugiada notturna, e prima di distendere la tenda assicuratevi che non ci siano pietre o rami sporgenti che potrebbero forare il telo del pavimento.

Almeno a fine stagione lavatela bene, dentro e fuori.

 

 

Il sacco a pelo

 

Dopo una lunga giornata di cammino non c’è cosa più bella di concedersi un bel sonno in un confortevole e caldo sacco a pelo.

Dato che una bella dormita è importantissima per affrontare le nuove fatiche del giorno dopo, è indispensabile scegliere bene e con cura il sacco a pelo giusto.

 

Anche in questo caso la differenza fondamentale tra i sacchi a pelo è dovuta al campo d’impiego che naturalmente varia dalla latitudine del viaggio e dall’altezza sul livello del mare su cui si compie. Per escursioni fatte in primavera al mare o in paesi tropicali è sufficiente un sacco a pelo leggero, ma ricordatevi che in montagna, anche sopra i mille metri può fare piuttosto freddo e nei deserti, di notte, la temperatura può scendere anche sotto lo zero e quindi bisogna portare un sacco a pelo con un buon isolamento termico.

 

I sacchi a pelo leggeri non sempre sono meno ingombranti di quelli pesanti. Fatti di solito a coperta, con una lampo che permette di aprirlo su tre lati,  sono foderati in cotone o con un misto sintetico e hanno una leggera imbottitura sempre in materiale sintetico, ma facilmente comprimibile. Usualmente sono accoppiabili con altri sacchi dello stesso tipo.

 

Il consiglio: la mattina, dopo aver dormito nel sacco a pelo, è sempre bene fargli prendere aria e rivoltarlo al sole per fargli evaporare l’umidità assorbita nella notte.

 

I sacchi a pelo pesanti sono invece specifici per notti più fredde e hanno un vasto campo d’isolamento dalla temperatura esterna che varia a seconda del tipo e della quantità di piume. I migliori ti permettono di sopportare anche temperature dell’ordine di decine di gradi sotto lo zero. Ultimamente nell’imbottitura viene anche aggiunto un materiale sintetico, chiamato all-fill, che non essendo igroscopico, al contrario delle piume, mantiene il suo volume e quindi l’isolamento. Alcuni modelli hanno l’interno in cotone per evitare la spiacevole sensazione di avere sulla pelle un materiale sintetico. Il loro volume, una volta ripiegati, si può ridurre moltissimo.

Tutti i modelli ora devono avere scritto su un etichetta la temperatura di conforto che mantengono ad una persona vestita solo con maglietta e slip e la temperatura minima e massima di utilizzo.

 

Il consiglio: se è veramente molto freddo e vi siete già messi addosso tutti i vestiti che avete un semplice rimedio che vi può salvare da una nottata insonne e tremante è quella di riempire una borraccia di alluminio con acqua bollente, di infilare la borraccia in un paio di calzini e di portarsela nel sacco a pelo. Sarà una piacevole compagna fino alla mattina successiva!

 

 La forma più utilizzata in questi sacchi a pelo è quella a mummia, più stretta ai piedi, più larga alle spalle e con un cappuccio che in caso di necessità può essere chiuso sulla testa fino a lasciare uno stretto spiraglio in corrispondenza del naso e della bocca. Nei modelli più vecchi di questo tipo non era prevista che una breve lampo all’altezza del petto e questo li rendeva poco pratici sia nell’entrare che nell’uscire, ma la scelta era stata dettata dal fatto di disperdere il meno calore possibile all’esterno e naturalmente la cerniera era un punto debole. Nei modelli più recenti la cerniera è protetta da uno strato isolante e quindi anche questo tipo di sacchi a pelo ora è apribile per tutta la lunghezza e addirittura accoppiabile ai suoi simili.

I sacchi a pelo sono di solito dotati di un sacchetto con delle cinghie di compressione che lo aiutano a farlo diventare il più piccolo possibile.

 

 

 

Il consiglio: una volta tornati a casa dall’escursione conviene tirare fuori dal sacchetto il sacco a pelo in piumino e, se possibile, appenderlo in un armadio o metterlo in una sacca, comprimendolo il meno possibile,  fino al prossimo utilizzo. Per lavarlo possibilmente fatelo a mano, con acqua tiepida e con sapone neutro.

 Sciacquatelo ripetutamente, spremetelo, ma senza torcerlo, e lasciatelo asciugare disteso orizzontalmente lontano da fonti di calore. Rivoltatelo infine sopra e sotto, dentro e fuori e agitatelo per ridistribuire le piume al suo interno.

 

Accessorio complementare del sacco a pelo è il materassino che ha la funzione di isolarci dall’umidità e dal freddo del suolo e di “ammorbidire” il contatto della schiena con il suolo.

Ne esistono di tre tipi.

Il primo, più semplice, economico e praticamente indistruttibile, è il materassino in materiale sintetico espanso, il cosiddetto “dormibene” che ha anche il pregio di pesare molto poco. L’handicap di questo modello è però l’ingombro, notevole, visto che è indeformabile, e usualmente rappresenta il “pezzo” più fastidioso dell’attrezzatura perché non si sa mai dove metterlo.

 Una soluzione può essere di legarlo al fondo dello zaino – sopra è più ingombrante soprattutto in sentieri infrascati -  oppure arrotolato nello zaino in maniera da foderare le pareti esterne dello zaino e lasciare libero la zona più interna.  Una versione più professionale - e naturalmente un po’ più costosa - è la versione “ridge-rest”, di una casa irlandese,  che consente un buon riposo a parità d’ingombro e di peso.

 

Il secondo tipo è il classico materassino gonfiabile, ma attenzione, non quello da spiaggia che è molto pesante e faticoso da gonfiare! Anche di questo modello ne esistono diverse versioni il cui peso è inversamente proporzionale al prezzo. Occupano molto meno spazio dei “dormibene” ma occorre perdere una decina di minuti nel gonfiarlo e nello sgonfiarlo per bene. Inoltre sono relativamente delicati e si possono usare solo in tenda su terreno privo di particolari asperità. Se si bucano in compenso sono forniti di un kit di riparazione - tipo bicicletta – che vi permette di tappare l’eventuale foro.  Di solito sono composti da diversi tubi separati,  il che è un bene in caso di foratura, e anche il cuscino è a parte per regolare meglio la sua altezza.

 

Il terzo tipo, di concezione più recente, è il materassino autogonfiabile. Possedendo all’interno una specie di spugna, assorbe l’aria e si gonfia in circa un ora di tempo. Dal costo circa doppio di un materassino gonfiabile e dal peso leggermente maggiore ci risparmia però la relativa fatica del “gonfiaggio” serale. Anche questo tipo però non è immune da forature alle quali tuttavia si  può rimediare utilizzando il solito kit di riparazione.

 

In caso di nottate trascorse all’aperto senza la protezione di una tenda può essere utile il sacco da bivacco, un telo di nylon che racchiude il sacco a pelo e lo protegge dall’umidità esterna. L’inconveniente di questo tipo di sacco è però il fatto di trattenere l’umidità della traspirazione del corpo all’interno e quindi la mattina il sacco a pelo finisce per essere bagnato lo stesso. Meglio ricorrere allora, se si usa spesso, al sacco in goretex, naturalmente di costo più elevato, ma che permette la traspirazione.

 

Se si prevede di pernottare nei rifugi può essere utile, soprattutto dal punto di vista igienico, un  saccolenzuolo che si può fare anche a casa cucendo un vecchio lenzuolo.

  

 

Accessori

 

Ultimamente si sta diffondendo l’uso dei bastoncini, derivati da quelli usati negli sport sciistici. Snobbati dalla gran parte degli escursionisti, visti come ostentazione di materiale tecnico o, peggio, come aiuto a un fisico non più in forma, sono in realtà molto utili per camminare. Aiutano a mantenere l’equilibrio in discesa, facilitano una corretta postura del corpo, alleggeriscono la pressione del peso dello zaino su ginocchia e caviglie, attivano anche la parte alta del corpo – braccia e spalle – altrimenti poco usata quando camminiamo, aggiungono energia nelle salite – è come avere quattro arti invece di due -  possono tenere lontani dei cani aggressivi e con una mantella possono fornire un riparo d’emergenza. Unico neo, il loro ingombro nelle situazioni in cui si devono affrontare passaggi difficili dove ci dobbiamo aiutare con le mani, in questo caso conviene legarle allo zaino o con attenzione passarle ai compagni che stanno avanti.. Ci sono modelli anche telescopici, ideati proprio per i camminatori, che si possono riporre comodamente nello zaino. Alcuni modelli hanno una punta in vidia molto più resistente di quella d’alluminio. Per chi  vuole essere più in sintonia con la natura si consiglia invece di procurarsi due robusti rami all’inizio dell’escursione: se possibile di corniolo – resistentissimi - di nocciolo -  molto flessibili - o di ferula - leggerissimi. Diventeranno amici fedeli e inseparabili per tutto il cammino, nei momenti di pausa potranno essere abbelliti da incisioni e intarsi. e saranno un vero trofeo da riportare a casa.

 

 

 

Le racchette da neve sono un attrezzo il cui uso è stato riscoperto negli ultimi anni e permettono di fare delle escursioni invernali che altrimenti, se non con gli sci, sarebbero impossibili da realizzare. La loro facilità d’uso – si montano velocemente su ogni scarpone e sono relativamente leggere, anche se ingombranti – e la tecnica intuitiva che si apprende dopo pochi passi - basta camminare con le gambe un po’ più larghe e alzarle di più le ginocchia – le rendono uno strumento ideale per gustarsi la magia di un bosco innevato seguendo le tracce degli animali.. Attenzione ai pendii troppo ripidi o ghiacciati, a tornare indietro sui propri passi – meglio fare una curva davanti a voi – e usate le bacchette per mantenere l’equilibrio e ridurre il peso sulle racchette che così affonderanno di meno nella neve.

 

 

 

 

 

La borraccia è un altro oggetto indispensabile. Ricordiamoci che senza mangiare si può resistere anche giorni, ma senza acqua, soprattutto dopo una giornata di sudate sotto il sole, si può avere anche dei seri problemi di salute. Lasciate a casa le borracce di plastica, voluminose e fragili e preferite quelle in alluminio, vetrificate all’interno,  o in acciaio inox dalla capacità minima di un litro. Praticamente indistruttibili – la mia è così ammaccata che non sta più in piedi – non alterano il sapore dell’acqua, sono leggere e si possono anche mettere sul fuoco per riscaldare l’acqua in esse contenute.

 

 

Per escursioni di più giorni, in zone dove l’acqua scarseggia, è bene portarsi anche una tanica di plastica, di quelle ripiegabili, da 3 o 5 litri. Ultimamente sono state fabbricate delle borracce termiche, piccole e resistentissime, molto utili per  tenere al caldo una bevanda durante le escursioni invernali.

 

Per finire, passiamo in rassegna il materiale necessario per cucinare all’aperto.

Anche se cucinare sulla brace ha il suo aspetto romantico e le fiamme sono piacevoli compagne del bivacco notturno, oggigiorno è molto rischioso accendere un fuoco nel mezzo di un bosco, soprattutto d’estate e alle nostre latitudini. In caso di necessità accendetelo solo nelle piazzole predisposte allo scopo.

Indispensabile  quindi equipaggiarsi con un fornellino da campo se si prevede di passare più giorni all’aperto senza appoggiarsi a rifugi o alberghi.

Il fornello a combustibile solido - pasticche di meta -  è economico e leggero, ma va bene solo per farsi un caffè o un tè per la colazione mattutina.

I fornelli a combustibile liquido sono composti da due parti principali: il recipiente del combustibile e il fornello vero e proprio, comprendente la manopola di regolazione e il portarecipiente.

  

fornellino

 

 

Il più economico e di facile uso è il classico fornello a gas, con la cartuccia intercambiabile che si getta una volta esaurita. Sprigiona subito il massimo del calore ma ha un potere calorifico piuttosto modesto e soprattutto in determinate situazioni climatiche – freddo o alta montagna – non funziona molto bene.

Inoltre non sempre è facile trovare i ricambi, soprattutto all’estero. In questi modelli è da preferire la bombola con una miscela di gas butano-propano.

Più costosi come apparecchiature e più delicati come uso sono invece i fornelli a benzina o a petrolio. Di contro sono il loro facile reperimento e il loro alto potere calorifico.

 

Il consiglio: molto spesso all’aperto tira vento e per non disperdere il calore della fiamma del fornello, potete ripararla con il materassino – mi raccomando tenetelo a distanza di sicurezza! – o con un grosso foglio di alluminio sostenuto da dei picchetti. Per avere maggiore stabilità del fornello un trucco semplice semplice: infilatelo in uno scarpone!

 

Per cucinare è inoltre necessario avere delle pentole e delle posate.

Per fortuna, proprio per i campeggiatori, sono stati studiati attrezzi leggeri e ad incastro per il minimo ingombro possibile.

 

Un cucchiaio è utile, il coltello lo avete già in dotazione e per la forchetta si può fare anche a meno, arrangiandosi con il cucchiaio o facendo due bastoncini alla maniera dei cinesi. Come pentola ne possiamo usare una da un litro di capienza circa per il pasto vero e proprio e un tegamino più piccolo, giusto per scaldare l’acqua per il caffè o il tè. Se siamo da soli poi il piatto è superfluo, si può mangiare direttamente dalla pentola. Ultima dotazione, invece di una spugnetta, un barattolino- tipo portarullini fotografici – per mettere della sabbia per pulire la pentola.

 

Il consiglio: se la sera siete stanchi e non ce la fate a rigovernare la pentola, inumiditela e poi copritela o rovesciatela, la mattina non perderete tempo a raschiare il cibo attaccato.

 

 

Il kit di emergenza

 

Come dicevano le nonne “di non buttare via niente, che tutto può servire”, anche noi, soprattutto nelle escursioni di più giorni lontani da centri abitati, bisogna portarci piccole cose che possono tornare sempre utili.

Tra le cose indispensabili segnaliamo:

Un coltello con manico di legno e lama ripiegabile. Va bene anche il classico coltello svizzero ma senza esagerare con gli optional.

Qualche metro di filo di nylon che può servire come filo da stendere, per legare qualcosa allo zaino, per sorreggere un riparo improvvisato.

Un pezzetto di filo di ferro può servire per piccole riparazioni sul materiale da cucina, sullo zaino o per riparare un paio di occhiali.

Una confezione di fiammiferi antivento o comunque ben protetti dall’umidità o un’accendino.

Una candela, ne basta anche un mozzicone. E’ il materiale più economico e leggero per fare una buona luce all’interno della tenda.

Una torcia elettrica. Le più comode sono quelle frontali che lasciano libere le mani. Ci sono anche quelle manuali che funzionano stringendo di continuo la mano sull’impugnatura, facendo girare una dinamo, che hanno il pregio di non lasciarti mai al buio.

Un telo d’alluminio di quelli ripiegabili, utilissimo in caso di incidenti o di pernottamenti involontari nel bosco, che serve per isolare dall’umidità e per non disperdere il calore corporeo.

Una moneta da 200 lire è utile come cacciavite in certi casi, vi permette di fare una telefonata e può tamponare una ferita.

Due robusti chiodi di acciaio che si possono piantare nel legno e nella roccia per attaccarci qualcosa o fungere da improvvisati picchetti.

Una bustina con dentro qualche ago, dei bottoni, del filo da cucire e degli spilli da balia per essere in grado di riparare provvisoriamente i capi del vostro abbigliamento.

Qualche pasticca per potabilizzare l’acqua può tornare sempre comoda.

Un fischietto o uno specchietto possono essere utili se viaggiate da soli, in caso di incidente possono richiamare l’attenzione dei vostri soccorritori se il vostro cellulare non prende. Il segnale di soccorso internazionale è fatto da sei segnali in rapida successione ripetuti dopo un minuto d’intervallo. Per l’S.O.S. fare tre segnali corti, tre lunghi, tre corti, ripetuti dopo un minuto. 

 

 

Un ultimo appunto proprio sul telefono cellulare - provvidenziale salvatore in alcuni casi o inopportuno scocciatore in altri – portarlo o non portarlo? Direi che da soli, se si va in zone poco frequentate, è bene portarlo. Se si va in gruppo ne potrebbe bastare anche uno solo, se gli altri riescono a farne a meno. Importante sapere che, soprattutto in montagna, ci possono essere molte zone d’ombra dove non si prende nessun segnale e certe volte basta spostarsi da un versante ad un altro per ritrovarlo. In ogni caso, per un uso corretto, bisognerebbe innanzi tutto usarlo solo in caso di estremo bisogno, al limite per una chiamata la sera, o dare ai propri cari un orario di reperibilità e tenerlo spento per tutto il resto del giorno. Non c’è niente di più brutto che sentire lo squillo di un cellulare che interrompe il silenzio di una vallata o il mormorio di un ruscello.

 Prima di partire dovremmo farci la seguente domanda: ci serve veramente?

 



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