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JUNGE
KLAUS — Giocatore tedesco (01.01.1924 - 17.04.1945*).
Giovanissimo, si impose all’attenzione dei critici per il
suo gioco interessante e per alcune precoci affermazioni in
tornei internazionali. Fu 1°-2° a Bad Oeynhausen; nel
1942 si classificò 1°-2° con Alekhine a Praga. Nel
1956 venne pubblicata una raccolta di sue partite sotto il titolo
&ldDas War Klaus Junge”(1).
La
famiglia Junge si trasferì dal Cile in Germania —
presso Amburgo — nel 1930. Klaus aveva sei anni. La
Germania degli anni ’30, non ancora elaborato il lutto
della I Guerra Mondiale, si era arresa ai cannibali di
un’ideologia esoterica e sterminatrice, votata al dominio
dell’universo mondo. Campeggiava ovunque la svastica. E la
la cosiddetta “Società Civile” — leggasi
borghesi e piccoloborghesi — si era perlopiù (più
o meno speranzosamente) rassegnata agli “immancabili
destini” degli “uomini della Provvidenza”.
Papocchi e reucci ammiccavano e benedivano piazze gremite di
informi moltitudini, di “comici spaventati guerrieri”
commossi e plaudenti. Ecco come, per esempio, l’insigne
fisico italiano Ettore Majorana, in una lettera alla madre da
Lipsia nel 1933, interpretava (magnificava?) il “risorgimento”
tedesco:
La persecuzione ebraica
riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro
che troveranno posto nell’amministrazione pubblica e in
molte private, in seguito all’espulsione degli ebrei, è
rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta
antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei
procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati
eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel
’14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari
l’epurazione sarà completa entro il mese di ottobre.
Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell’orgoglio
di razza. Tutti gli insegnanti hanno avuto raccomandazione di
esaltare nelle scuole il contributo dato alla civiltà
dalla razza nordica, e anche il conflitto ebraico è
giustificato più con la differenza di razza che con la
necessità di reprimere una mentalità socialmente
dannosa. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i
comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran
numero eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l’opera
del governo risponde a una necessità storica: far posto
alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla
stasi economica(2).
Il
moccioso Klaus non si perdonerà mai il nazismo con gli
ipocriti artifici del “genio” Majorana (“una
necessità storica”). Dal nazismo Klaus fu
inghiottito e corrotto in tutta l’innocenza dei suoi sei
anni. Egli era allora alle elementari; e per di più era
alto, bello e biondo: l’ideale prototipo d’un ariano.
Gli fu insegnato tutto a scuola. Deutschland
uber alles. Algoritmi di morte.
Cerimoniali, assoluti e liturgie. Un automa a passo d’oca. Il
Memorial Duras a Praga nel 1942 sarà il suo canto del
cigno, allorché l’appena diciottenne Klaus ripose la
scacchiera e si arruolò nelle SS, per omologarsi a tutti
gli altri suoi coetanei, cieche stalattiti, anaffettivi soldatini
di latta. La sua vita non eluse il fato e fu già allora
una morte di infausta gioventù. Klaus morì a Welle
il 18 aprile 1945, allorché le soldataglie superstiti
delle SS s’immolavano come oche in batteria per difendere
Amburgo dalle colonne di cingolati inglesi. Il sottotenente Klaus
Junge del XII battaglione delle SS, in spregio al galateo
militare, rifiutò l’onta d’una resa incruenta
e cadde, anonimo ma eroico, al grido di “Sieg Heil!”
nella distesa di corpi combattenti. Gli era stato insegnato tutto
a scuola. Klaus fu il terzo di tre fratelli a morire per la
svastica. Il padre, Carlos Otto Junge, forse più per
disperazione che per rimorso, ispirò nel 1956 una
biografia (scacchistica) del figlio. Ma nessuno intese celebrare
un “eroe” nazista. La Germania si destò dal
suo lungo sonno scacchistico nei primi anni ’70, allorché
salutò in Robert Hübner il primo degno erede di Klaus
Junge, morto di infausta gioventù quasi cinque lustri
prima.
K.
Junge - C. Kottnauer Praga,
1942 Semi-Slava D46
1.
d4 d5 2. c4 e6 3. Cc3 c6 4. e3 Cd7 5. Ad3 Cgf6 6. Cf3 Ae7 7. 0-0
0-0 8. b3 b6 9. Ab2 Ab7 10. De2 c5 11. Tad1 L’alternativa
è 11. cxd5 exd5 12. Tfd1 (12. Ce5 cxd4 13. exd4 Ab4 14.
Cd1 Ce4 15. Ce3 Cxe5 16. dxe5 Ac5 17. Tad1 con preferenza per il
Bianco, Uhlmann - Botvinnik, Hastings 1966-’67) 12. ... Te8
13. Tac1 Tc8 14. Aa6 con vantaggio per il Bianco. 11.
... Dc7 Se
11. ... Ce4 allora 12. dxc5 Cxc3 13. Axc3 bxc5 14. cxd5 exd5 15.
Aa6 con vantaggio per il Bianco, Euwe - Winter, Nottingham
1936. 12.
Ce5 Tad8 Lungi
da 12. ... cxd4? 13. exd4 Tad8 14. f4 g6 15. Ab1! Tfe8 16. Td3!
Cf8 17. Tg3 a6 18. h4! C6d7 19. h5 Af6 20. cxd5 exd5 21. hxg6
fxg6 22. Cd1! Ag7 23. Ce3 Cf6 24. f5 Ch5 25. Th3 Txe5 26. dxe5
Axe5 27. fxg6 hxg6 28. Axg6! Cxg6 (non 28. ... Cg3 per 29. Txg3
né 28. ... Cf4 per 29. Txf4) 29. Dxh5 il Nero abbandona,
Bogoljubov - Spielmann, Semmering 1932, 10ª del match. 13.
f4 Ce4? 14. Cb5! 47
anni dopo Zsusa (oggidì Susan) Polgar preferirà 14.
Axe4 dxe4 15. Cb5 Db8 16. d5 Cf6 17. dxe6 fxe6 18. Cg4 (Zsu.
Polgar - Denker, New York 1989). Junge è a nostro avviso
più ispirato. 14.
... Db8 15. Cxd7! Txd7 16. dxc5 Cxc5 17. Axh7+! Degno
erede di Emanuel Lasker! 17.
... Rxh7 18. Dh5+ Rg8 19. Axg7!! f5 Il
secondo Alfiere è tabù: 19. ... Rxg7 20. Dg4+ Ag5!?
(onde interferire in settima; se 20. ... Rf6 allora 21. Dg5
matto, mentre 20. ... Rh7 e 20. ... Rh8 sono confutate da 21.
Tf3) 21. Dxg5+ Rh8 22. Dh6+! Rg8 23. Tf3 e requiem
(23. ... Ce4 24. Cc3!). Parimenti dopo 19. ... f6 20. Tf3 il Nero
è in ginocchio. 20.
Ae5! Minaccia
sia 21. Dg6+ che 21. Axb8. 20.
... Af6 A
malincuore, ma se 20. ... De8 allora 21. Dh8+ Rf7 22. Dg7
matto. 21.
Axb8 Th7 22. De2 Txb8 23. Cd6 Aa6 24. b4 Ca4 25. b5 Cc3 26. Dc2
Cxd1 27. Txd1 Td8 28. Cxf5 Ab7 29. Cd4 dxc4 30. Dg6+ Ag7 31.
Dxe6+ Rh8 32. De7 il Nero abbandona.
K.
Junge - W. Sahlmann Amburgo,
1944 Siciliana B84
Il
virgolettato è di Leonard Barden & Wolfang Heidenfeld,
“Modern Chess Miniatures”, Dover Publications, Inc.,
New York, 1977, pp. 56-57. Traduzione di Giovanni Lucci
1.
e4 c5 2. Cf3 e6 3. d4 cxd4 4. Cxd4 Cf6 5. Cc3 d6 6. Ae2 a6 7. 0-0
Dc7 8. f4 b5 “Prematura, e
la causa dei prossimi guai del Nero. Giusta è 8. ...
Cc6”. 9. Af3 Ab7 10. e5 dxe5
11. fxe5 Cfd7 12. Axb7 Dxb7 13. Dh5 g6 “Il
Nero è costretto a debilitare la posizione del Re, giacché
se 13. ... Cc5 14. b4 eppoi Cd4xe6, mentre se 13. ... Cb6 14.
Cxe6 g6 15. Dh3 fxe6 16. Dxe6+ Ae7 17. Ag5 Cc6 18. Df7+
[preferiremmo però 18. Ce4! — N.d.R.] 18. ... Rd8
19. Tad1+ con attacco decisivo”. 14.
Dh4 Ag7 Nondimeno dopo 14. ...
Ac5 15. Ae3 (15. Rh1 Axd4 16. Dxd4 Cc6 17. Dh4 0-0 18. Ah6 Ccxe5
19. Ce4 f5 20. Cd6 Dc6 21. De7 Cf7 22. Axf8 Txf8 23. Tad1 Cc5 24.
Tfe1 b4 25. Td4 a5 26. Ted1 Db6 27. Ce8 Txe8 28. Dxe8+ Rg7 29.
Td7 il Nero abbandona, Riumin - Ragozin, Leningrado 1938) 15. ...
Cc6 16. Ce4 il vantaggio del Bianco è solare. 15.
Ce4 Axe5 16. Cf3 Db6+ 17. Rh1 Ag7 18. Ae3! “Un
tocco grazioso, col quale il Bianco — con guadagno di tempo
— coinvolge l’ultima delle sue Figure minori, giacché
se 18. ... Dxe3 allora 19. Cd6+ Rf8 20. Dd8 matto”. 18.
... Dc7 19. Cfg5 h5 20. Txf7 De5 21. Af4 De
gustibus non est disputandum (21. Txg7
Dxg7 22. Cxe6). 21. ...
Dxe4 “Disperazione, ma se
21. ... Dxb2 allora 22. Cd6+ Rd8 23. Cxe6 matto”. 22.
Cxe4 Rxf7 23. Cg5+ il Nero abbandona. “Questa
fu l’ultima partita disputata dal giovane Maestro tedesco,
ucciso in combattimento negli ultimissimi giorni di guerra. I
tempi d’orologio costituiscono un’interessante
lettura. Il Bianco impiegò 16 minuti, il Nero un’ora
e 28 minuti, vale a dire che se Junge fosse vissuto avrebbe
potuto esplicare una rapidità di calcolo pari a quella di
Tal oggigiorno”.
* Gli storici non sono unanimi a proposito
del giorno della morte di Junge: per Adriano Chicco e Giorgio
Porreca fu il 17 aprile 1945, per altri (coi quali conveniamo) il
18 aprile. (1) Adriano Chicco, Giorgio Porreca, “Dizionario
Enciclopedico degli Scacchi”, U. Mursia & C., Milano,
1971, p. 286. (2) Leonardo Sciascia, “La Scomparsa di
Majorana”, Giulio Einaudi s.p.a., Torino, 1981, pp. 50-51.
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