La Galleria dei Maestri

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HAL 9000

© 2002 by L.B.

Domenica 11 maggio 1997 Gary Kasparov si arrese a Deep Blue dell'IBM, il più potente elaboratore mai approntato nella storia. La campale sconfitta segnò la fine della supremazia dell'uomo sulla macchina. Per gli scacchi iniziava l'era informatica, tantoché le case editrici non pubblicano più libri, ma cd fitti di varianti. Oggi le aperture si studiano al monitor coi mega database e l'albero delle varianti. Tutti sono (siamo) incasellati in files di testo. Un sogno si realizzò, altri si infransero. Deep Blue, un progetto che poi l'IBM dismise (gli scacchi erano un laboratorio per esperimenti ben più sinistri), lavorava con la cosiddetta «forza bruta», in sommo spregio all'«intelligenza artificale».
Antenato di Deep Blue fu nel lontano '68 (un anno cruciale) il computer HAL 9000, uno dei protagonisti del più epico e mistico dei film di Stanley Kubrick (New York, 26 luglio 1928 - Londra, 7 marzo 1999): 2001: A Space Odissey. Kubrick era stato nei suoi anni di primavera un discreto giocatore di scacchi, tantoché, all'indomani della sua silenziosa morte, Alberto Farassino de «La Rebubblica» titolava (8 marzo 1999, p. 4): «Professionista degli scacchi, fotografo, documentarista. E infine regista». E poi, più oltre, «[già a diciotto anni] arrotonda[va] le entrate come giocatore di scacchi professionista». Il geniale Stanley si era in effetti votato al cinema per «pura ambizione», ma le sue passioni erano altre: la musica e gli scacchi. Col suo biografo ufficiale, il francese Michel Ciment, il Genio del Bronx sarà appena più loquace: «Prima di aver qualcosa di meglio da fare (girare film) ho giocato in tornei di scacchi ai Club Marshall e Manhattan di New York, e per soldi nei parchi e in altri posti» (p. 196). La sua passione per gli scacchi è peraltro documentata da Mike Fox e Richard James, i quali ci dicono quanto egli «ama[sse] farsi una partitina con gli attori prima di girare», nonché del fatto che «batté George C. Scott [nel film il Generale "Buck" Turgidson N.d.A.] sul set del Dottor Stranamore». Lo stesso Kubrick rivendicherà di aver sempre vinto con George C. Scott - «buon giocatore» - ciò che incidentalmente finì col rinforzare la sua autorità nei confronti dell'attore.
Il tema dell'uomo e della tecnologia non fu certo scelto a caso da Kubrick, che amava definirsi un «perfezionista maniacale». Egli preconizzò infatti la relazione fra l'uomo e il computer. Nel film, gli scacchi sono il tramite fra il vice comandante Frank Poole e l'elaboratore HAL 9000, che per ingannare il tempo che separa l'astronave da Giove giocano. Con la partita, di fatto, i due instaurano un rapporto antagonistico e prettamente umano, regolato da problematiche emozionali e sentimentali. HAL 9000 è una macchina fedele all'«intelligenza artificiale» e, nel suo progetto mistificatore, tradisce tutte le contraddizioni di un essere umano. Il momento cruciale della partita è immortalato nel film con una posizione (cfr. diagramma), che Kubrick pescò da un libello di Irving Chernev e che atteneva a una vecchia partita fra due maestri tedeschi, più o meno sconosciuta. Entriamo dunque nel film:

Roesch - Schlage (Amburgo 1910) Spagnola C86

1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ab5 a6 4. Aa4 Cf6 5. De2 b5 6. Ab3 Ae7 7. c3 0-0 8. 0-0 d5 9. exd5 Cxd5 10. Cxe5 Cf4 11. De4 Cxe5 12. Dxa8 Dd3 13. Ad1 Ah3

hal9000

Per lo spettatore la fantascientifica partita comincia adesso. Eccola riprodotta ad litteram, in tutti i suoi oblii di doppiaggio.
Frank Poole: «Allora... la Regina mangia il Pedone». (14. Dxa6).
HAL 9000: «Alfiere mangia Pedone di Re». (14. ... Axg2). Il doppiatore non dipana il geroglifico inglese BxPKN2: la traduzione consona sarebbe Alfiere mangia Pedone di Alfiere di Re.
Frank Poole: «Ehm... sono nei guai. Torre in d1». (15. Te1). Altra svistaccia. La Torre, anche volendo, non può che andare in e1.
HAL 9000: «Mi dispiace Frank... forse ti è sfuggito Regina in f3, Alfiere mangia Regina, Re mangia Alfiere [ma quale Re... Si tratta ovviamente del Cavallo] scacco matto!». (14. ... Df3).
La «voce» di HAL è oltremodo affettata e suadente, a testimoniare l'ormai irrefrenabile delirio umano del mostro di silicio. Il dialogo successivo suggella l'abbandono dell'astronauta, con tutto quel sottile cerimoniale che contraddistingue lo stato d'animo del vinto e del vincitore.
Frank Poole: «Ehm... a quanto pare hai ragione, bravissimo».
HAL 9000: «Grazie per la bellissima partita».
Frank Poole: «Grazie a te».


La variante con cui HAL induce Frank all'abbandono (15. Axf3 Cxf3 scacco matto) è incredibilmente umana, ma non verosimile per un computer, che di fatto avrebbe dato 15. Dh6 gxh6 16. h3 Cxh3+ 17. Rh2 Cg4 matto. HAL, al pari di un essere umano, omette inutili mosse ostruzionistiche e va al nocciolo. In effetti, per un «perfezionista maniacale» come Kubrick, nessuna circostanza è mai circostanziale. Fu forse la prima «bugia» di HAL (indizio di tutte le altre)? O si trattò piuttosto di un sintomo di «umanità» del computer? La domanda non è oziosa. Già nel 1968, infatti, l'antesignano Kubrick adombrava l'avveniristica tematica del computer bisognoso di umanizzarsi (al fine di interagire coll'uomo) per poi non aver più bisogno dell'uomo.
Kubrick spiegherà che dietro quel nome così umano - HAL - si celava semplicemente la sigla delle iniziali delle lettere designanti i due metodi di conoscenza e di comunicazione: l'euristico e l'algoritmico. Un crittografo, tuttavia, notò come le lettere H, A, L, precedessero nell'ordine I, B, M, (IBM), coincidenza fin troppo luciferina per esser confermata dall'enigmatico Stanley, e forse anche dal superman Gary Kasparov, all'indomani dell'11 maggio 1997, quando il Campione del Mondo della Terra abdicò ai monolitici circuiti di Deep Blue dell'IBM.

Il geniale Stanley Kubrick non è vissuto abbastanza a lungo per affacciarsi al 2001, ma, se non altro, è sopravvissuto a quella triste domenica del '97. Forse si fece una grassa risata. Ma, secondo noi, non ne fu affatto felice.


 
 

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